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giovedì 4 marzo 2021

Nuovi canti della Terra d'Abruzzo

(Copertina)



 



 Nuovi canti della Terra d'Abruzzo.

 I canti della tradizione popolare abruzzese   attraverso nuove elaborazioni

 a cura di

 Domenico Di Virgilio

 Luigi Di Tullio


Dopo un lungo e non facile lavoro è finalmente uscito il volume "Nuovi canti della terra d'Abruzzo - I canti della tradizione popolare abruzzese attraverso nuove elaborazioni" a cura di Domenico di Virgilio e Luigi Di Tullio

"Assieme alla ricostruzione delle ricerche etnomusicali in Abruzzo, nel volume sono così raccolte le trascrizioni del materiale registrato e le partiture dei brani rielaborati dai compositori. Nei due CD (presenti nel volume), l’esito più significativo dell’intero progetto con i brani tradizionali affiancati dalle rielaborazioni dei compositori nelle esecuzioni dal vivo delle corali che, provenienti da diverse regioni, hanno aderito al progetto, condividendone intenzioni ed ambizioni".

Iniziativa editoriale promossa da Coro Polifonico Histonium Bernardino Lupacchino dal Vasto, Istituto Nazionale Tostiano e AELMA. In copertina, un bellissimo disegno dell'artista vastese Italo Iammarino realizzato nel 1990 per l'operetta Core mè. Pubblicazione (squi[libri] Editore).

21 brani della tradizione orale abruzzese, raccolti sul campo da Alan Lomax, Nicola Jobbi, Diego Carpitella, Domenico Di Virgilio e Carlo Di Silvestre, sono stati affidati a 17 compositori perché, rivisitandoli secondo la loro personale sensibilità artistica, ne ricavassero versioni per corali: questo il fine immediato di un progetto che, realizzato all'interno degli interventi predisposti dal MiBACT a 'Salvaguardia del patrimonio musicale di tradizione', aveva anche l'ambizione di rivisitare, e forse anche reinventare, il patrimonio musicale tradizionale orale al fine di non sacrificare i tratti più significativi, quelle istanze espressive che non hanno riscontro in altri ambiti musicali e meritano pertanto di essere trasmesse alle generazioni a venire come veri e propri "beni comuni".

Assieme alla ricostruzione delle ricerche etnomusicali in Abruzzo, nel volume sono così raccolte le trascrizioni del materiale registrato e le partiture dei brani rielaborati dai compositori. Nei due CD l'esito più significativo dell'intero progetto con i brani tradizionali affiancati dalle rielaborazioni dei compositori nelle esecuzioni dal vivo delle corali che, provenienti da diverse regioni, hanno aderito al progetto, condividendone intenzioni ed ambizioni. 

(Domenico di Virgilio)


 

 

 

Etnomusicologo impegnato da anni con ricerche sul campo in Italia centrale e in India Settentrionale con all'attivo numerose pubblicazioni, fondatore e presidente di AELMA,  Domenico Di Virgilio ha curato, per Squilibri, Musiche tradizionali in Abruzzo. Le registrazioni di Diego Carpitella in provincia di Chieti (1970)



(Luigi Di Tullio)



Direttore artistico del Coro Polifonico Histonium, Luigi Di Tullio ha curato la pubblicazione dell’Opera Omnia di Bernardino Lupacchino dal Vasto e la successiva trasposizione discografica in collaborazione con undici cori italiani. E' direttore artistico anche della Rassegna Musicale “Bernardino Lupacchino dal Vasto”.



dalla PREFAZIONE

di Luigi Di Tullio

La coralità come riscoperta delle nostre radici

Questo progetto parte da molto lontano.

Nasce tra i discorsi improvvisati di amici appassionati di Canto, Musica e Tradizioni, dal desiderio di far aderire al reale qualcosa che sembra scomparire di giorno in giorno, con la consapevolezza che il tempo porta via, in maniera inesorabile, brandelli di quotidianità, memoria e cultura.

Nasce dal confronto tra persone che condividono forti passioni per la Musica e l’Umanità: Musica al servizio delle importanti tappe della vita dell’uomo, e della impellente consapevolezza di fare qualcosa per poter salvarne un “pezzo” di memoria.

Esiste da sempre, soprattutto nella mente e nelle intenzioni di chi crede nella possibilità di legare tra loro mondi lontani, come il trasportare con una macchina del tempo qualcuno o qualcosa e cata­pultarlo molti decenni dopo. Dovrà essere gioco forza un adattamento alla nuova realtà, che porte­rà in dono qualcosa di incomparabile, che permetterà di far rivivere un mondo che altrimenti sa­rebbe scomparso del tutto. L’arte permette tutto questo e noi abbiamo scelto in particolare lo stru­mento coro per darle vita. Lo abbiamo scelto perché è con esso che operiamo tutti i giorni, condi­videndo progetti ed iniziative, ed è in questo straordinario ambiente umano, sociale e musicale che sono maturate convinzioni e idee che poi hanno portato alla realizzazione di tale progetto.

Chi si occupa di coralità amatoriale non può esimersi dal cimentarsi, prima o poi, con il repertorio popolare, spessissimo confondendolo con folk o altro ancora. Già nell’Associazione Cori d’Abruzzo (A.R.C.A.) da molto tempo era attivo un acceso dibattito su questo tema: dai tempi di Pasquale Colangelo, presidente dal 1987 al 2003, ricordo discussioni infinite con amici direttori di coro su mo­di, metodi, finalità, stili, obiettivi della e sulla musica popolare.

Allora, come oggi, le domande erano sempre le stesse: quali brani scegliere, e soprattutto quali ela­borazioni usare? E se scriverli, come scriverli?



L’idea è già stata perseguita e concretizzata, in modi diversi ma simili, in varie regioni d Italia1. Di so­lito è l’editore che coinvolge un compositore, invitandolo a scrivere a progetto, magari anche su un “canto dato”. Noi abbiamo puntato a qualcosa di diverso. Ci interessava fornire la “lezione origina­le” per poter aver meno barriere e filtri al momento dell'approccio da parte del compositore e tentare di far partire il progetto di rielaborazione per più voci dal suono diretto che ci arriva ancora og­gi attraverso le registrazioni sul campo di Alan Lomax (anni ’50), Nicola Jobbi (anni 60), Diego Carpitella (anni 70), Domenico Di Virgilio e Carlo Di Silvestre (anni ’80 e 90) e a questo proposito, il saggio di Domenico Di Virgilio presente in questo volume è illuminante. Siamo partiti quindi dalla fonte “primaria”, frutto di ricerca. Scrive Scattolin nel suo saggio in questo volume, in riferimento anche a Giorgio Vacchi: “si deve riconoscere, per quanto riguarda sia 1'elaborazione della melodia po­polare sia la vocalità, che l’approccio alla cultura popolare si fonda esclusivamente sulla ricerca e sul­lo studio delle fonti”. Ricerca quindi dell’origine, dell’originalità, della peculiarità2.

Chi si occupa dello studio dei dialetti oggi affronta da subito alcuni problemi. Le modalità di scrit­tura e di trasmissione del messaggio spesso diventano difficili se non contestualizzate e non unite ad uno strumento idoneo di decodifica del messaggio stesso. Il testo scritto può essere oggi, forse più che una volta, di difficile comprensione e di altrettanto difficile riproduzione se non si possiede il codice per interpretarlo. Come renderlo fruibile?

La musica e la danza sono state spesso “compagne” preferite nelle tradizioni popolari e, come tali, un tempo (ma forse anche oggi, seppur in maniera diversa) accompagnavano i momenti più importanti della vita. Oggi sembra non sia più così, ma una parte di memoria nel profondo è rimasta, e forse ba­sta avere le chiavi giuste per accedervi. La musica può diventare cosi uno straordinario e potentissimo amplificatore, ma anche un traduttore sensibile di emozioni latenti, nascoste, e che aspettano solo di essere risvegliate. Il canto, in quanto musica, resta ancora oggi una delle modalità preferite per espri­mere sentimenti profondi. Se poi il canto è comunitario assume anche oneri e doveri che vanno mol­to al di là dell’atteggiamento puramente musicale, assolvendo a compiti di socializzazione, aggregazio­ne e trasmissione di cultura. Chi comincia a cantare in un coro difficilmente smetterà. Forse cambie­rà, cercherà nuovi stimoli, ma non potrà più fare a meno di vivere la “condizione coro”.

Chi conosce la coralità sa che essa rappresenta da sempre uno straordinario modo di fare “musica d’insieme”, e unitamente alle bande, rappresenta un fattore culturale imprescindibile in Italia.

II coro è l’organismo musicale molto spesso più vicino al vissuto: è attraverso il coro che la musica spes­so arriva anche ad ascoltatori poco avvezzi a frequentare sale da concerto, diventando uno strumento uni­co e un canale privilegiato di comunicazione da e per la Musica. E la responsabilità che si assume dun­que il coro è grande, consapevolmente oppure no, la verità è questa. [...] Conoscere la coralità oggi si­gnifica entrare in contatto con un mondo musicale ricchissimo di spunti, propositivo, dinamico, soprat­tutto radicato sul e nel territorio, in tutte le sue sfumature possibili. Rimando al sito della Federazione Nazionale Italiana Associazioni Regionali Corali (Fe.N.I.A.R.Co) per rendersi conto della diffusione del canto corale in Italia, delle sue stratificazioni e della sua importanza: l'internauta potrà poi navigare con pochi clic e approdare a siti italiani ed esteri di cori di ottimo livello, con un’attività che non può più as­solutamente dirsi amatoriale. La qualità musicale che alcuni cori esprimono, la capacità di gestirsi e di trovare concerti, di promuoversi e di creare eventi è notevole. Se parliamo di numeri, l’insieme dei cori produce concerti come nessuna istituzione in Italia! La maggior parte di essi tuttavia vive una continua riproposizione di repertori e stili, volti ad imitare le compagini più famose, e abbandonando e dimenti­cando ciò che potrebbe renderli unici: le proprie radici4.

Il “ricercare” quindi, e di continuo, le basi della propria cultura e in particolar modo gli elementi che possono caratterizzare questa o quella compagine corale. A tutto tondo ovviamente: l’entità co­ro si occupa di musica vocale tout court, e la ricerca delle sue peculiarità passa attraverso la cono­scenza della storia, della cultura e delle tradizioni del luogo in cui opera. La formidabile capacità di aggregazione della coralità (sarebbe del resto un controsenso: chi canta in un coro sa, o dovrebbe rendersi conto, dell’importanza di termini quali “unione, condivisione, rispetto dei ruoli”) ha pro­dotto spesso risultati molto interessanti5 che sono andati al di là della “semplice” edizione critica del­le opere di un autore.

La scelta di dedicarsi alla riscoperta di un autore del passato della propria città o regione, oppure di un compositore “in essere” con il quale condividere un percorso compositivo-esecutivo, o altresì, co­me in questo progetto, alla valorizzazione del patrimonio musicale-popolare della propria regione può essere molto caratterizzante e stimolante: il coro affronta brani e autori mai eseguiti, con il con­seguente approccio di ricerca sul nuovo a livello esecutivo, vocale, di prassi esecutiva, aspetti deci­samente migliorativi per il suo percorso artistico; il territorio, altresì, vede valorizzato qualcosa di di­menticato la cui riscoperta spesso aiuta a delineare meglio i suoi contorni culturali più generali, met­tendo in evidenza il fondamentale contributo della musica.

E ciò che prova a fare il Progetto Nuovi Canti della Terra d’Abruzzo.


 

Compositori abruzzesi e non, giovani e meno giovani, si sono lasciati coinvolgere, lavorando e for­nendo composizioni molto interessanti, diversissime per stile, capacità, lavoro tecnico. Ci siamo an­che subito accorti che il progetto non poteva essere esaustivo, e che non avrebbe mai potuto consi­derarsi conclusivo, ma ci ha oltremodo convinti che esso invece avrebbe rappresentato l’inizio di un vero e proprio work in progress. Uno degli obiettivi principali era quello di avvicinare il più possibile compositori e cori al canto popolare abruzzese, e i ventuno brani presenti in questo volume e nei due compact disc allegati hanno coinvolto all’incirca cinquecento persone. I nomi dei compositori e dei cori possono essere letti nell’indice, e ciò che balza agli occhi è l’assoluta diffusione nazionale di un progetto che era partito quasi riservato al solo Abruzzo. Ciò a significare, ancora una volta, come l’at­tenzione alla cultura popolare, cioè a ciò che in parte siamo, se pur latente, è pronta a recepire sti­moli progettuali come questo. Basta una “chiamata” per rispondere, sollecitati e affascinati da quei suoni che sembrano arrivare direttamente dal “nostro io profondo”. E come riconoscersi, come dire, “finalmente a casa”. Non ha importanza se ciò che si ascolta è abruzzese mentre chi ascolta no: scat­tano meccanismi fruitivi e di identificazione molto forti che sollecitano interesse e passione, e nel no­stro caso, elaborazioni da parte dei compositori e interesse a cantare da parte dei cori.

Come giustamente osserva Marco Della Sciucca nel suo saggio, il risultato è stato poliedrico e im­magine di ciò che avviene oggi in Abruzzo e in Italia. Nel fornire le “linee guida”, la Commissione Artistica ha lasciato aperti i campi dell’espressività per diversi motivi: riservare l’approccio a questo tipo di materiale solo a “specialisti esclusivi” del settore avrebbe sicuramente allontanato giovani compositori e cori di giovani cantori dal Progetto. Uno degli scopi del bando del Mibact invece era “incentivare l’interesse dei giovani e della collettività per la produzione musicale non professionisti­ca [...] del patrimonio musicale tradizionale nazionale [...] e offerta di nuove composizioni”.

Il risultato è stato un caleidoscopio di possibilità compositive e tutti i brani hanno affrontato pro­cessi diversi di approccio al testo e all’audio “di tradizione”6.  

(Prefazione di Luigi Di Tullio: Nuovi canti della terra d'Abruzzo)

_______________________________

Note:

1 Lungo sarebbe fare l’elenco degli studi specifici a livello regionale. Potrebbe valere come inizio dell'indagine la collana Voci e Tradi­zioni di Fe.N.I.A R Co, Federazione Nazionale Italiana Associazioni Regionali Corali, con volumi dedicati alla Toscana (2008) a cura di Paolo Bón, Alessandro Buggiani e Claudio Malcapi; Friuli-Venezia-Giulia (2009) a cura di Roberto Frisano; Piemonte (2012) a cura di Ettore Galvani e Alessandro Ruo Rui, dove si possono trovare anche utilissime indicazioni bibliografiche; vane iniziative a cura di singole associazioni, tra cui il Molise, vedi VINCENZO LOMBARDI In (re)viva voce. Strategie e processi di valorizzazione delle tra­dizioni musicali, Roma, Squilibri, 2017, a cui il progetto Nuovi Canti della Terra d Abruzzo deve molto. Ma non possiamo non citare tutto il lavoro di Giorgio Vacchi (1932-2008) in Emilia-Romagna.

2 Due progetti sono meritevoli di essere ricordati, almeno per la vicinanza alla coralità. Nel 1996 Vecchio Mulino Produzioni pubblicò, con i1 patrocinio del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali II Canto Corale, una raccolta di compact disc dove compari­vano molti cori di diverse regioni con incisioni di musica sacra, folcloristica e popolare. Anche l’Abruzzo fu rappresentato grazie all'Associazione Regionale Cori d Abruzzo (A.R.C.A.) e al suo infaticabile presidente Pasquale Colangelo che fecero da tramite: una vera e propria "fotografia sonora” della realtà corale abruzzese di quegli anni e che presentava, seppur in minima parte, qualche esem­pio di elaborazione di canti di tradizione. Nel 2002 la Rivista Abruzzese pubblicò di EMILIANO GlANCRISTOFARO, Canti Popolari Abruzzesi, con un saggio di Ernesto Giammarco e due CD allegati, Lanciano, Quaderni n° 42, fondamentale per chi volesse oggi leg­gere ma soprattutto ascoltare brani raccolti direttamente sul territorio.

3 In questo progetto non abbiamo, volutamente e per ora, affrontato il problema della diversità dei vari dialetti in Abruzzo, che avreb­be inglobato anche considerazioni molto profonde sull’interpretazione: un ulteriore stimolo a proseguire.

4 Luigi Di Tullio, La coralità come ricerca. Il Futuro musicale come riscoperta delle proprie Radici, in www.musabruzzo.it/it/270/la-coralita-come-ricerca_-il-fururo-musicale-come-riscoperca-delle-proprie-radici.

II progetto discografico per la riscoperta del musicista Bernardino Lupacchino dal Vasto, a cura del Coro Polifonico Histonium a lui intitolato, ha portato ben undici cori di tutta Italia nel 2010 a incidere tutta l’opera sacra di questo autore abruzzese, maestro di cappella in S. Giovanni in Laterano tra Orlando di Lasso e Giovanni Pierluigi da Palestrina; la stessa formula ha portato qualche an­no dopo ad incidere le messe del bolognese Camillo Cortellini, progetto promosso dal Coro Euridice di Bologna ed incisa dalla Tactus. Vedi anche LUIGI DI Tullio (a cura di), Bernardino Carnefresca detto il Lupaccbino dal Vasto. Opera Omnia, voi. I e II, Le Messe, parte I e II, Milano, Edizioni Suvini Zerboni, 2000-2003.

6 Per un ascolto di "ricerca”, si può visionare e ascoltare, tra gli altri, l’importante archivio dell’Accademia di Santa Cecilia, http://bibliomediateca.santacecilia.it/bibliomediateca/, selezionando poi “etnomusicologia”.


Pubblicato da Mercurio Saraceni







sabato 20 febbraio 2021

Scrittori e giornalisti in Abruzzo e nel mondo

 

















Libro a stampa:

"Scrittori e giornalisti in Abruzzo e nel mondo" - da dAnnunzio ai nostri giorni

E' il titolo del libro curato da Dante Marianacci,  per anni vicepresidente dei premi Flaiano, scrittore ed intellettuale di livello internazionale al vertice di numerosi Istituti italiani di Cultura. E’ la raccolta degli interventi svolti in un seminario tenutosi nell’auditorium Petruzzi di Pescara il 5 luglio 2019 organizzato dalla Casa della poesia in Abruzzo – Gabriele dAnnunzio e dallOrdine dei giornalisti dAbruzzo, con la collaborazione e il patrocinio della Fondazione Genti dAbruzzo O.N.L.U.S.. La prefazione è di Stefano Pallotta

SAGGI STORICI - IANIERI EDITORE.

Un libro di 194 pagine dove si possono leggere gli interventi di Gianni Oliva su d’Annunzio e Romualdo Patini, Franco Di Tizio su Edoardo Scarfoglio, Mario Cimini su Gaetano Panbianco e Zopito Valentini, Carlo De Matteis su Massimo Lelj e Nicola Moscardelli, Antonella del Ciotto su Domenico Ciampoli ed Ettore Janni, Andrea Gialloreto su Mario Pomilio ed Eraldo Miscia, Enrico di Carlo su Ottaviano Giannangeli e Giammario Sgattoni, Simone Gambacorta su Gian Luigi Piccioli, Antimo Amore su Antonio Piccone Stella e Laudomia Bonanni, Paolo di Vincenzo su Pascal DAngelo, Pietro Di Donato e John Fante. 

In questo elenco, ben tre importanti scrittori e giornalisti vastesi: Romualdo Pantini, Ettore Janni e Pietro Di Donato.

(Romualdo Pantini)

(Ettore Janni - foto di Sommariva Emilio del 1919)

(Pietro Di Donato)

«Il giornalismo culturale di solito non esercita un grande fascino nella generalità dei lettori. Eppure attraverso questa forma sublime di informazione il giornalismo nel corso del secolo scorso ha dato un impulso deciso allevoluzione della lingua italiana e alla crescita delle grandi inchieste che hanno segnato la storia della professione giornalistica. Lintento di questa raccolta, che scaturisce da un incontro formativo riservato ai giornalisti abruzzesi, è quello di contribuire alla conoscenza dei grandi scrittori che hanno voluto cimentarsi con il grande reportage, ma anche con linchiesta di cronaca, senza disdegnare altre branche dellinformazione, come lo sport. Scrittori-giornalisti abruzzesi che hanno contribuito a far uscire la cosiddetta Terza Pagina dalle coltivazioni letterarie esclusive di una cerchia elitaria di appassionati della cultura alta. Una élite alto-borghese, molto ristretta, che traeva da aulici elzeviri godimento e appagamento dello spirito. Era per loro che gli Albertini del Corriere della Sera non lesinavano lauti compensi a scrittori del calibro di Gabriele dAnnunzio. Il rapporto tra giornalismo e letteratura, però, con la fine del secondo conflitto mondiale ha subito una virata decisiva con lavvicinarsi del grande pubblico ai fatti della vita narrativa dai giornali. Ancora prima dellinizio dellera repubblicana, che ha avuto la necessità di una formazione più consapevole della pubblica opinione, vi erano stati, nella nostra regione, episodi ragguardevoli di un giornalismo di scrittori che avevano intuito che la cultura andava messa dalla parte della gente e dei cittadini».

Dalla Prefazione di Stefano Pallotta


Pubblicato da Mercurio Saraceni

sabato 30 gennaio 2021

CRONACA VASTESE
















CRONACA VASTESE

di Mercurio Saraceni

Il compito di questo blog è quello di promuovere i libri che sono attualmente presenti o che man mano arricchiranno gli scaffali della nostra piccola (per ora) ma preziosa "Biblioteca vastese". Una biblioteca che cresce ogni giorno di più, grazie alle tante persone che generosamente donano o mettono a disposizione in comodato d'uso gratuito i loro libri per aiutarci nella divulgazione e nella conoscenza della cultura della nostra città e del nostro territorio. Ogni giorno, riceviamo preziose sorprese. Ultimamente ci stanno pervenendo testi datati e di vecchia stampa che, seppur non rari, sono per noi di indubbio valore storico e che, nei casi specifici, metteremo a disposizione dei lettori solo in formato digitale. Ad oggi, tra libri in scaffale e testi scansionati ed in formato digitale, abbiamo superato i 350  titoli. Un risultato niente male, per la nostra biblioteca, visto la sua recente istituzione.

Questa nostra prima presentazione la vogliamo dedicare ad una piccola pubblicazione del 1897 (cm. 15,8 x cm. 10,3). In terza di copertina si legge: “Finito di stampare nel giorno XXV del MDCCCXCVII”. Il titolo: "CRONACA VASTESE" - (ANNI 1576-1577) edito dalla Società Editrice Anelli & Manzitti – 1897. Un libricino di 38 pagine comprese le quattro di copertina, in cui Luigi Anelli seleziona, annota e pubblica alcune descrizioni della nostra città fatte da Fra Serafino Razzi, allora Priore del Convento di S. Domenico in Vasto, tra il 1576 ed il 1577. Fra Serafino Razzi, frate domenicano, partì da Perugia, per ordine dei suoi superiori, il 12 luglio 1574 alla volta della nostra regione e vi restò per ben 3 anni, girando e predicando in lungo e in largo per le contrade della regione. In questi suoi lunghi ed infaticabili viaggi, egli annotò, in modo dettagliato nel suo “I viaggi adriatici”, tutto ciò che incontrava nel suo cammino: città, paesi, numero dei “fuochi”, usi, costumi, detti del popolo, opere d’arte, antiche iscrizioni. La puntigliosa meticolosità e precisione con cui descrive i luoghi  e gli itinerari abruzzesi da lui percorsi, ha permesso di ricostruire l’immagine autentica di un Abruzzo a noi ormai lontano.

Di seguito, riportiamo un passo pubblicato in questo libricino di Luigi Anelli, dove Fra Serafino Razzi descrive momenti particolari di operosa vita quotidiana ed, al tempo stesso, uno spaccato economico della nostra città:



“L’istesso p. di 7:mbre arrivò nella spiaggia di Vasto una nave Napolitana che havea recato il sale a Francavilla, e salutando la terra con un grosso pezzo d’artiglieria fe risonare a molte miglia la marina. Dicesi che deve caricare grano dei nobili mercanti, Spinola e Fortino, e che ne porta 450 carra.

Quegli stessi giorni si caricò da questa istessa spiaggia del Vasto una nave di vino per Corfù da M. Domenico Nibio Genovese, (1) la quale portava 600 botti, che a vederli distese per ordine sopra del litto, come vidi io una sera, reca meraviglia, e pare cosa incredibile, che in un legno tale, oltre a tante cose che vi sono, possa capire cotante botti, e pure vi capirono di 7 in otto some l’una.

Stettero poi che tratti furona dalla nave alquanti di sopra del litto con buon numero di bottai a restringerle, et acconciarle. E come piene erano, se il mare tranquillo, havendole bene con pece turate, ne legavano 4 o 6 per battello, e così per mare le tiravano alla nave, dove giunte per forza d’argano erano alzate suso, e collocate nei luoghi loro per fila, et una sopra l’altra, in più oltre sotto coperta. Ma quand’era maretta si portavano dette botti alla nave dentro a gli schifi e battelli. E sono le venute di somìglianti navi di molto guadagno, non solamente ai mercanti che le caricano, ma eziandio a tutta la Terra recano utile. Imperocchè i poveri ci guadagno in careggiare, e portare, e grano, e vino dalla terra al litto del mare, circa mezzo miglio lontano. E i barcaruoli a portare dal litto alla nave. E i ricchi parimenti ci guadambiano vendendo i loro grani a i fornai per fare la panatica, overo la mesata, cioè la provvisione della nave per un mese. Onde quando non ci è la prattica del mare per sospetto di peste, ci corrono pochi guadagni, né trovano dove smaltire l’abbondanza dei frutti loro”. (2)


Disponibile in formato digitale: PDF, ebook.

Per chi è interessato a ricevere il testo, fare richiesta tramite e-mail a: prolocovasto@gmail.com

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(1) L’ultimo palazzo dell’attuale strada Barbarotta, che è oggi proprietà del Sig. Francesco Cardone, fu fabbricato da questo Domenico Nibio nel secolo XVI; e Donna Lavinia della Rovere, vedova di Alfonso d’Avalos, IV Marchese del Vasto, l’abitò nel 1593 (Nota di Luigi Anelli).

(2) Questo passo di cronaca attesta come fino da quel tempo fosse abbondante di prodotti la nostra terra; e che le esportazioni di vino e di grano fatte allora su larga scala, erano fonte di vitalità e di ricchezza per la città nostra, giacché offrivano modo di guadagno a varie classi di cittadini (Nota di Luigi Anelli).


Enrico Trivelli conte del Vasto. "Un poeta al patibolo."

                                                                Un poeta al patibolo   di Gianni Oliva   (Tratto dal volume: LE FRONTIERE IN...